Tik tok e gli altri social nella vita dei nostri figli.

Bambini e social network. Che fare?

Troppe volte, purtroppo, veniamo a conoscenza di fatti tragici dove i protagonisti sono dei bambini che arrivavano a compiere gesti estremi spinti da competizioni lanciate su Tik Tok o altri social network. Quali considerazioni si possono fare su questi episodi? 

Il nome Tik Tok, mi fa venire in mente il rumore delle lancette dell’orologio, il tempo che passa. Un tempo che non può più essere sprecato. In effetti stiamo vivendo un’emergenza, che non è solo quella del COVID o economica, ma ancora più importante: quella educativa.

Non possiamo fare più finta di nulla, dobbiamo iniziare a chiederci con più forza e determinazione: perché una bambina di 10 anni sta su Tik Tok? O ancora perché aveva uno smartphone? È proprio un bisogno del bambino?

Spesso noi genitori ci troviamo di fronte a commenti come: «Ma mamma, ce l’hanno tutti i miei amici!», e su queste parole insistenti, dopo un po’ glielo concediamo, convinti (illudendoci) di poter avere comunque il controllo, ma ben presto ci accorgiamo che non è così facile come potrebbe sembrare.

E ci troviamo a scoprire che, anche se i nostri figli rimangano a casa o sono nella loro stanza, non è detto che siano al sicuro, perché? Perché noi genitori, sappiamo con chi chattano? Che video guardano o fanno? Con chi li condividono? La maggior parte delle volte, purtroppo non del tutto! Perché il potere di condivisione sui social, potrebbe diventare infinito!

Allora cosa possiamo fare?

La prima responsabilità è nostra, di noi adulti. I social, così come qualsiasi cosa che è sul mercato, va regolarizzata, e va regolarizzata a livello internazionale. È chiaro che non può essere sufficiente, per iscriversi ai social, inserire la data di nascita, perché, come tutti sappiamo, ognuno di noi può scrivere ciò che vuole. Forse potrebbe essere utile inserire una carta d’identità che certifichi l’età dell’iscritto, ma questi sono discorsi lunghi che purtroppo non sono del tutto sotto il nostro controllo.

Quindi cosa può fare un genitore?  Prima di tutto chiedersi se ciò che il proprio figlio richiede con forza, è veramente necessario o adeguato. Come mi chiedevo sopra: è davvero necessario che un bambino abbia uno smartphone? È utile per la sua crescita personale? Molto probabilmente No. Perché il bambino a 10 anni non è in grado di percepire il pericolo dietro la condivisione di un video, a volte facciamo fatica anche noi adulti a concepirlo come tale.

Un bambino nell’infanzia ha bisogno di instaurare una relazione di fiducia con i genitori e la famiglia, una relazione che si fonda sul gioco e sulla socialità.  Esplorare i suoi limiti è una spinta incondizionata che hanno fin dai loro primi anni di vita, ed è il genitore ad aiutare il bambino a riconoscere dove l’esplorazione potrebbe diventare troppo pericolosa per lui.

Pensiamo per esempio allo svezzamento. Magari il bambino è molto attratto dall’uva, perché rotonda, colorata, rotola, sembra un oggetto interessante, ma noi genitori sappiamo benissimo che all’inizio dello svezzamento, quell’uva non può essere data perché pericolosa, si rischia l’ostruzione delle vie aeree. E quindi cosa facciamo? All’inizio, non gliela diamo, poi quando ci accorgiamo che migliora con i movimenti della masticazione gliela facciamo assaggiare dividendo ciascun chicco in 4, poi man mano che fa progressi e cresce, il chicco viene diviso in 2, fino a quando non diventa più grande e capace di mangiarsi il chicco d’uva intero.

Così dobbiamo fare con smartphone e social: non dobbiamo necessariamente bandire e demonizzare questi “strumenti”, ma gestirli in base all’età e allo sviluppo del figlio/a e in base anche alla sua maturità o nostra capacità e conoscenza dello strumento.

Per prendere una decisione, il primo passo quindi che bisogna fare è la formazione. Dobbiamo conoscere bene il social in cui vorrebbe iscriversi il bambino o ragazzo, da chi è seguito, qual è il linguaggio che utilizza, per capire a che età e in che modalità posso permettere a mio figlio di approcciarsi allo strumento. 

Secondo passo: instaurare una relazione di fiducia con i figli. Genitori e figli prima devono imparare ad ascoltarsi tra di loro, a condividere esperienze ed emozioni tra di loro, prima che sui social. Una relazione basata sull’ascolto empatico, e non sul controllo o il giudizio.

Solo così nel momento in cui i figli entreranno sui social, saranno loro stessi a condividere quello che fanno o con chi chattano esattamente come quando ci dicono con chi escono e dove vanno.  Più la relazione sarà forte e basata sulla fiducia reciproca più tutto questo verrà naturale.

Noi siamo lo specchio sulla quale loro si riflettono e imparano, è fondamentale essere da esempio, più noi saremo capaci di trasmettere il rispetto per le persone, per la vita, impareremo a vedere un futuro ricco di speranza, più loro saranno capaci autonomamente di ricercare la bellezza delle cose, e saranno in grado di distinguere e allontanarsi da ciò che brutto o pericoloso, anche sui social. 

Ed ecco che siamo arrivati al punto più importante: essere sempre un esempio positivo per loro. Forse il compito più difficile da portare avanti, considerato il tempo di crisi che stiamo vivendo, essere “portatori sani” di speranza, fiducia e felicità. 

Claudia Cocco, psicologa