Il gioco: “mattone” fondamentale nella crescita del bambino e nella costruzione del legame affettivo tra genitori e figli

Il gioco non è solo divertimento. Oltre a rappresentare una tappa fondamentale nella crescita del bambino, è essenziale per il suo benessere fisico, cognitivo ed emotivo. Il gioco infatti è un’attività divertente e interattiva che favorisce lo sviluppo di abilità sociali e affettive, il senso del sé e le norme di condotta umana.

Oggi ci troviamo di fronte ad una realtà particolare che merita attenzione e riflessione: i bambini e i ragazzi stanno crescendo per “immersione” nel mondo dei media. Imparano a conoscere il mondo che li circonda attraverso televisione, videogiochi e internet, ma più come fruitori passivi che come costruttori attivi di esperienze e conoscenze nuove. Una massiccia esposizione ai media sin dall’infanzia tende a promuovere un atteggiamento inattivo in un’età in cui gli schemi cognitivi dipendono dalla concretezza, dalla sperimentazione diretta, dalla manipolazione della realtà, dalle emozioni vissute in prima persona. Sperimentare direttamente, a partire da un gioco attivo, rappresenta un passo essenziale non soltanto nella strutturazione dei processi cognitivi ma anche nel processo di formazione di una comunità di cittadini liberi e responsabili, coscienti di poter modificare la realtà anziché limitarsi a contemplarla.

In particolare per i preadolescenti ed adolescenti, l’essere sempre connessi, può portare ad una rischiosa illusione, falsamente gratificante: “non sono mai solo”. Anche a guardarci intorno, ci accorgiamo che è una tendenza comune tra adulti quella di riempire gli spazi vuoti con lo smartphone in mano, come se questo ci salvasse dall’essere soli ma in realtà è un modo per isolarci. Allo stesso tempo si è sempre meno capaci di costruire relazioni amicali intime e profonde; l’importante è ricevere conferme su di sé e su quanto siamo ok, trascurando l’ascolto più profondo di noi e dell’altro.

Il mondo degli adulti sembra lamentarsi del modo di vivere dei più piccoli e dei più giovani, rivendicando il valore del gioco di un tempo dove vi era la possibilità di un confronto alla pari con i coetanei, quando per strada bastava un pallone o ci si costruiva i giochi con quello che si trovava. I bambini e i ragazzi di oggi sono davvero diventati incapaci di godere dei giochi all’aria aperta, basati su rapporti faccia a faccia? Per fortuna non è così, ma è importante che gli adulti possano essere esempio e opportunità per i più giovani. È fondamentale riscoprire, da genitori e adulti consapevoli, il valore del gioco e dello stare insieme, creando occasioni per i più piccoli e scegliendo di dedicargli il proprio tempo, anziché dare il ruolo di baby sitter ad uno smartphone, un tablet o un computer. Nel dire questo, penso a quanto sia bello e coinvolgente rimparare a giocare con i bambini, che è vero sono attratti dagli stimoli visivi di uno schermo, ma sono molto più felici nell’interazione, prima con l’adulto e poi con i pari, e mostrano quanto sia semplice creare relazione. Insegnano che ciò che serve per giocare, così come per vivere con gli altri, è essere spontanei ed autentici. Prendendo come insegnamento ciò che diceva il piccolo principe  “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”, la svolta per ognuno diventa ritrovare e conservare il proprio bambino, riscoprendo la capacità di giocare ed essere autentico e spontaneo nella relazione con gli altri e con sé stesso. In questo modo l’adulto sarà in grado di offrire un modello adeguato alle nuove generazioni, le quali hanno tutte le possibilità e capacità di imparare a mediare tra i giochi di oggi e quelli di sempre, per crescere come persone responsabili e integrate nella comunità.

Dott.ssa Laura Nieddu
Psicologa – Psicoterapeuta